Dopo secoli di mecenatismo e la successiva parentesi di transizione che, tra fine ottocento e i primi del novecento, ha visto il leggendario bohémien disprezzare le committenze in nome della libertà assoluta, l'artista contemporaneo si è oggi profondamente trasformato. 
Creativo quanto prima, ma questa volta più inserito nel suo tempo, indossa i panni dell'operatore culturale, un termine forse non suggestivo ma certamente adatto per esprimere il suo preciso ruolo nella società.
Tutte serigrafie, le sue opere si riallacciano in qualche modo al movimento americano anni sessante della Pop Art, dalla quale tuttavia si differenzia nella conclusione filosofica. 
Dal gruppo statunitense Rivetti parte infatti per ispirarsi al tema del consumismo e i suoi rifiuti. Se però gli esponenti della Popular Art ne evidenziano gli aspetti angoscianti, Rivetti sostituisce all'alienazione metropolitana un ritorno alla natura e ai suoi cicli trasformanti. Rivisitando vecchi cimiteri d'auto, e strumenti agricoli abbandonati nella campagna, ricrea situazioni all'interno delle quali gli oggetti abbandonati si liberano della ossessionante atmosfera dell'"usa e getta" per ritrovare bellezze inedite Per armonizzare radici di una poesia antica alla libertà tecnica e compositiva, l'artista moncalierese fa uso di interventi grafici particolari. Decisamente felice risulta poi l'uso cromatico della "tavolozza" giocata apposta in accostamenti dissonanti e insieme legati e fusi con effetti in "dissolvenza".

Silvana Nota.

Il secondo incontro che propongo,in occasione del "Solstizio d'estate" è con "Maurizio RIvetti", serigrafo che non disdegna tecniche tipicamente pittoriche e che attraverso una continua evoluzione orienta la sua attenzione verso soggetti apparentemente diversi, ma con una matrice che li accomuna. Usa colori vivacissimi, solari, che emergono nelle sovrapposizioni dalle fenditure di una superficie lacerata rivelando emozioni solitamente sopite o celate. La sua ricerca, cha va ben al di là di una visione apparente, lo porta a scavare oltre la caducità dell'essere, la durata temporale, per rivelare l'anima nobile, esaltata dalla brillantezza delle tinte, di oggetti semplici, quelli di uso comune che come noi passano. Si compongono, creando forme di volta in volta diverse, per poi scomporsi tornando ad essere ciò che già erano, involucro materiale di uno spirito iridiscente.

Eriberto Catellani 
  

Artista da anni impegnato in una ricerca attenta alla coniugazione di tecniche e contenuti. Maurizio Rivetti approda con questo recente ciclo di opere a nuovi esitidi particolare interesse e significato. Continuando sulla strada di una "Pop Art" reinterpretata alla luce del proprio linguaggio stilistico, Maurizio Rivetti non si ferma al recupero visivo di oggetti abbandonati e auto in disuso, ma riutilizza concretamente,materiali che, rielaborati, assumono nuove identità e inditi risultati. Scandagliando nel proprio laboratorio di grafico d'arte, riscopre la bellezza delle "cartacce" di avviamento macchina per la stampa, ne indaga i casuali percorsi ottici e cromatici, quindi le riporta a nuovi linguaggi con interventi nei quali utilizza legno, inchiostri esausti, sabbie, colle, resine. Il processo creativo riporta così l'"Object trouvé" a una dimensione che sconfina per incontrare accenti sfumati tra "pittura-scrittura","optical art", "Street Art", astrazioni informali, fino a sensazioni post moderne e oltre. Quadri in sintesi, come officine sperimentali in progresso in cui entrare per scoprire le ragioni di un gesto artistisco suggestivo e culturalmente accattivante.


Silvana Nota

COLLIGITE FRAGMENTA

L’arte contemporanea ha infranto ormai tutte le barriere che hanno nei secoli incanalato il flusso creativo dell’uomo, veicolandone la produzione artistica (e non limito la riflessione alle arti figurative, pur se la musica e la letteratura hanno avuto opportunità più frequenti di fughe dal solco tracciato) ora alla rappresentazione, ora alla didattica, ora alla celebrazione, deviandone-soffocandone-stravolgendone l’afflato emozionale. Non solo. Se fino alla metà del secolo scorso la sperimentazione fu prima permessa, poi accettata, infine approvata, a partire dal secondo dopoguerra il “nuovo” come fine è sempre più stato “cercato” fino a diventare via via, da invenzione ed innovazione che era, stupefazione e sorpresa, provocazione e attonimento, imposizione e dipendenza pseudoculturale. Maurizio Rivetti, nella sua privata ricerca di un linguaggio nuovo, ha cominciato il suo cammino nel mondo dell’arte in sordina, librando da una gabbia, quella dell’artigiano, limitata e ricca insieme di regole e di possibilità. L’opportunità di venire a contatto, giovanissimo, con artisti delle tendenze più svariate, nella bottega di uno stampatore che, accanto alle tecniche tradizionali incisorie, credeva nell’innovativa serigrafia
come metodo moderno di espressione seriale, lo ha portato a un apprendimento non soltanto della grammatica del mestiere, ma anche, e sul campo, vantaggio questo riservato a pochi, delle teorie dei significanti e dei significati, sì da scoprirsi presto capace di provare a dar forma alle proprie idee, anche queste in parallelo alla professione, con l’utilizzo dei telai e dei colori del più variegato sistema di stampa. Certamente scoprire, ma soprattutto capirlo! è più importante, che in una città come Torino ancor oggi un abisso divide due generi di artisti, mercanti, galleristi e collezionisti (in qualche caso anche i media tendono a privilegiare ora l’uno ora l’altro campo), e cioè gli interessi per l’arte figurativa tradizionale e quella sperimentale di avanguardia, e vedere come quest’ultima sia non soltanto fortemente innovativa nell’idea e nella metodologia, ma anche nell’approccio con il pubblico, e il suo è quello dei giovani, che non frequentano più la galleria storicizzata, ma gli spazi alternativi che non impongono, ma discutono, e che arriva in qualche caso a confonderne l’immediatezza del messaggio con quelli della pubblicità (anche questa situazione dovrebbe far pensare a un futuro dell’arte sempre più da partecipare, utilizzare, “consumandola”, e non da subire passivamente,o peggio dimenticare appesa a qualche parete), aiuta nella materializzazione del proprio pensiero; ed è proprio quello che Maurizio Rivetti ha cercato ed è riuscito a realizzare: grandi pannelli che rispecchiano uno spaccato di mondo reale, attraverso immagini derivate da quelle usate dalla comunicazione per dialogare col “fruitore”, dalla notizia alla pubblicità, dall’informazione all’evangelizzazione, per convincerlo della bontà di un prodotto o di una causa. Ecco allora il mezzo serigrafico inteso ed usato nella sua contaminazione di macchina e di manualità, di industria ed arte, di idea collettiva e di intuizione individuale. La scomposizione del messaggio globale: di un manifesto, di un proclama, di un involucro, di un ritratto, di una precedente opera compiuta, e la sua successiva ricomposizione a riformare, con ben diverso e personalissimo significato, una figurazione del tutto nuova - che recupera però, nel subliminale precedente stato, struttura spugnosa pronta ad imbibersi di tutti i valori che l’artista le vuole riversare sopra, non distrutto ma solamente modificato, le valenze necessarie a una sua immediata reidentificazione, e le ritrasmette utilizzando un canale non solo già collaudato, ma mirato al cuore ed al cervello - ripetono il gesto delle stagioni, dell’onda, della vita. Ed è questa naturalezza di approccio alla composizione dell’opera, alla sua presentazione come testimonianza di manufatto significante che cela la gratuità del superfluo con l’utilizzo dell’ormai inutile, risorto inatteso con anima diversa del tutto e nobilitato e sublimato nell’idea che gli dà coscienza (precedentemente la sua esistenza era meccanica! comune a tutti e uguale per ciascuno. Ma adesso l’interpretazione lo rende unico), che sprigiona la sorpresa, la meraviglia, l’emozione.


Gianfranco Schialvino

Critica

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